“TESTIMONIANZE”: PROGES AI TEMPI DEL COVID 19

“TESTIMONIANZE”: PROGES AI TEMPI DEL COVID 19

Intervista a Franscesca Salzano, Ufficio sviluppo risorse umane/selezione.

L’emergenza di questi mesi ha provocato stravolgimenti nelle vite di ciascuno di noi: nuove modalità lavorative, restrizioni alle normali attività quotidiane di relazione e nel tempo libero, fino al timore per la malattia e il contagio da Coronavirus.
Proges ha risposto con una grande capacità di interpretare il presente attraverso linguaggi e strumenti nuovi (vedi “Progetti che parlano di noi”).
Abbiamo deciso di raccogliere le parole dei soci e delle persone che in questi mesi si sono messe in gioco, a vario titolo nelle diverse situazioni di vita (vedi il video Proges ai tempi del Coronavirus).

Qui riportiamo il contributo di una collega che lavora in tecnostruttura a Parma, Francesca Salzano, dell’Ufficio Sviluppo Risorse Umane/Selezione. Attraverso una breve intervista ci ha raccontato la sua esperienza e ha voluto condividere alcune riflessioni.

• Come è cambiato il tuo lavoro ai tempi del Covid?

“Con l’emergenza COVID19 quello che è cambiato nel mio lavoro è stato da una parte il riproporre e ricostruire il mio ufficio dentro le mura domestiche e, in secondo luogo, il dover velocemente implementare le conoscenze di utilizzo degli strumenti informatici che la cooperativa ci ha messo a disposizione (connessioni da remoto, portali, social, utilizzo di videochiamate skype ecc…) e che mi hanno poi consentito di proseguire, come se mi trovassi in ufficio, le mie attività lavorative.
Quindi in poco tempo si è dovuta riorganizzare la nostra vita rendendo un tutt’uno casa ed ufficio, riorganizzando gli spazi anche perché nella stessa situazione si sono venuti a trovare gli altri familiari.
Secondo la mia esperienza, questa modalità in smart working, si è rivelata davvero produttiva ed efficace, abbiamo lavorato incessantemente, con ritmi direi ancora più intensi, causati dalla situazione emergenziale, che ha visto il mio ufficio alla incessante ricerca soprattutto di personale sanitario (OSS ed Infermieri), con tutte le difficoltà che ognuno di noi ha potuto ascoltare e leggere.
I colloqui sono aumentati in maniera esponenziale durante questa emergenza che ci ha portate alla ricerca incessante di personale, si è data una forte spinta per implementare i canali di selezione, portandoci in poco tempo anche ad un’evoluzione e progressione nell’utilizzo di social e nuovi portali per la ricerca di personale oltre a chiamate telefoniche e videochiamate.
Le centinaia di persone contattate durante questa emergenza mi hanno permesso di viaggiare virtualmente un po’ per tutta Italia, ascoltando talvolta racconti molto toccanti e parlando anche direttamente con operatori in quarantena, sono entrata nella realtà mostrata dai telegiornali e dai quotidiani tramite un filo diretto con gli operatori sanitari.
I lavoratori hanno inoltre avuto una costante offerta di formazione tramite numerosi webinar gratuiti messi a disposizione, su tante tematiche; tutto questo ha permesso un costante aggiornamento ed ha contribuito a farci sentire sempre parte di un tutto e a non far prevalere la sensazione di isolamento”.

• Cosa ne pensi, quindi, dello Smart Working?

Lavorando da casa si è sempre connessi e pronti a rispondere, anche in orari che prima erano occupati ad esempio dagli inevitabili spostamenti casa-lavoro/ lavoro-casa.
Sorridendo con alcuni colleghi, abbiamo ribattezzato infatti lo “smart working” come un “non stop working”.
Questa possibilità penso abbia sviluppato in ognuno di noi, un forte senso di responsabilità che ci ha spinti, a portare avanti in modo professionale il nostro lavoro, ognuno di noi ha voluto dare il suo massimo impegno per garantire le attività, per difendere la cooperativa ed il nostro lavoro, da un arresto.
Unito ad un senso di gratitudine per aver potuto proteggere, allo stesso tempo, la nostra salute.
Dopo il primo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 23 febbraio 2020, per contrastare l’epidemia di Coronavirus, per la prima volta lo smart working è diventato all’improvviso una necessità e una priorità per tutelare la salute delle persone, il lavoro stesso ed i servizi.
Il Governo è infatti intervenuto per rendere più immediato il ricorso al lavoro agile consentendo in via straordinaria, l’attivazione dello smart working anche in assenza dell’accordo individuale tra le parti.
Stando ai dati del Ministero del Lavoro nelle ultime settimane sarebbero oltre 554.754 i lavoratori che sono stati mandati a lavorare da casa.
Con questa modalità di lavoro non è più importante dove siamo fisicamente ma se siamo “connessi”.
Le tecnologie ci consentono di svolgere dei compiti che fino a pochi anni fa potevamo fare solo dall’ufficio.
Ora possiamo lavorare, mandare mail, scrivere progetti, stendere relazioni, fare meeting, selezionare il personale attraverso i numerosi programmi (Meet, Skype ecc…) attraverso i quali possiamo effettuare videoconferenze, videochiamate, colloqui di selezione.
Lo smart working non più solo da considerarsi solo come strumento di conciliazione tra la vita privata e il lavoro, i benefici infatti sono tanti e vari, anche di natura economica sia per le imprese stesse che per i lavoratori.
Lavorare “smart” non significa lavorare meno e peggio. È importante rendersi conto del valore aggiunto che ciascuno di noi può portare alla propria organizzazione e farlo emergere. 
Per lavorare in smart working servono competenze e responsabilità, collaborazione, saper usare le tecnologie, i device, gli applicativi; conoscere bene i propri obiettivi e condividerli con i colleghi; comunicare in modo efficiente; essere trasparenti e responsabili rendendo evidenti i risultati del nostro lavoro; saper gestire il tempo e riconoscere le priorità. 
Questa emergenza sanitaria ha messo in evidenza che lo smart working non è una sorta di mossa disperata da mettere in campo dall’oggi al domani per far fronte a una situazione straordinaria, come appunto la diffusione del coronavirus, e si è dimostrato che “come facevamo prima” era un retaggio del “si è sempre fatto così” e che ci si può evolvere.
Ciò che l’Italia sta vivendo è una prova di come alcuni paradigmi dell’organizzazione delle imprese siano ormai superati: dopo questa emergenza le aziende che si sono avvicinate a nuove modulazioni degli orari e degli spazi di lavoro procederanno verso un miglioramento dei sistemi per ottimizzare le risorse e armonizzare i tempi professionali e personali dei lavoratori.
Le imprese hanno avuto modo, seppur forzatamente, di sperimentare queste nuove modalità ed avranno l’opportunità di proseguire con queste nuove modalità per progettare il prossimo futuro lavorativo.

• Come stai vivendo questa situazione di cambiamento, di mancanza di contatto tra le persone e con i colleghi?

“Per quanto riguarda le relazioni con i colleghi, seppur a distanza, non ne hanno risentito, grazie infatti a videoconferenze e videochiamate siamo sempre rimasti in contatto e abbiamo potuto continuare a lavorare e coordinarci guardandoci negli occhi, anche se attraverso un monitor, la lontananza è stata vinta grazie alla tecnologia, ottimizzando inoltre i tempi.
Porterò sempre con me nei miei ricordi, le immagini di caffè virtuali inviati via mail, gli auguri di buona giornata e le frasi di stima e di affetto che mi sono scambiata con colleghi, che mi hanno aiutata a sentirmi meno sola e sempre parte di un gruppo affiatato e collaborativo, che davvero danno lo carica nei momenti più difficili, o le immagini dei colleghi all’interno delle strutture, che fino a poco tempo prima incontravamo negli uffici e che abbiamo visto stanchi per il duro lavoro in prima linea, con il volto coperto dalle mascherine, con camici e guanti e che ci davano gli aggiornamenti sul personale da selezionare. Saremo sempre grati a tutti loro”.

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2020-05-21T19:35:28+02:00
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